di Domenico Di Monde, Responsabile Ufficio Affari Speciali del Servizio Recupero della Direzione Gestione Crediti non Performing della Banca Popolare di Puglia e Basilicata

A seguito dell’emergenza sanitaria in corso, causata dalla pandemia da Covid-19, e della conseguente chiusura delle attività produttive e commerciali, il Governo ha previsto, con il Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 (cd. Decreto Liquidità), delle misure volte a favorire l’erogazione da parte delle Banche di liquidità immediata a favore delle imprese, per far fronte alle esigenze minime essenziali (dipendenti, fornitori, utenze, oneri fiscali e contributivi, etc.) e sostenere la gestione operativa corrente.

Appare di particolare interesse quanto previsto all’art. 13 del Decreto (che ha riscritto le disposizioni contenute all’art. 49 del Decreto Cura Italia, abrogando le misure ivi previste), segnatamente la concessione di finanziamenti a favore delle imprese, assistite da garanzia dello Stato, tramite il Fondo Centrale di Garanzia, fino al 100% di copertura. In questo modo, gli Istituti di Credito sono incentivati a erogare nuova finanza con un minor assorbimento patrimoniale e le imprese possono beneficiare di ossigeno finanziario.

I beneficiari dei finanziamenti previsti dall’art. 13 sono le imprese con meno di 500 dipendenti, con una particolare attenzione alle piccole e medie imprese, lavoratori autonomi e professionisti. La garanzia viene concessa dal Fondo Centrale di Garanzia a titolo gratuito, senza l’applicazione del modello di valutazione relativo al rating andamentale (fatta salva l’ipotesi di cui al co. 1 lett m, dove la garanzia è automatica e senza valutazione di merito), e l’importo massimo garantito per ogni singola impresa è stato elevato sino a € 5 milioni. La tipologia dei finanziamenti, escludendo un’ipotesi particolare (co. 1 lett. i), è di natura chirografaria, con un piano di rimborso non superiore a 72 mesi (6 anni).

A differenza di quanto previsto nelle altre misure a favore delle imprese (contenute sia nel Decreto Cura Italia che nel Decreto liquidità), all’art. 13 viene ampliata la platea dei possibili beneficiari, estendendo le disposizioni non soltanto alle imprese cd. in bonis, cioè che risultano affidate e in regolare ammortamento ovvero con uno scaduto non superiore a 90 giorni, ma anche alle imprese con esposizioni deteriorate, con uno scaduto superiore a 90 giorni (scadute e/o sconfinate) ovvero classificate a inadempienza probabile (situazione di maggiore deterioramento, in cui il rimborso del debito è collegato all’escussione di una garanzia), eccetto le sofferenze, successive al 31 gennaio 2020, in modo da consentire anche alle aziende che attraversano un momento di temporaneo squilibrio economico-finanziario di poter beneficiare delle stesse misure. Ancora e per gli stessi motivi, l’art. 13 estende le stesse misure anche alle imprese che, in data successiva al 31 dicembre 2019, sono state ammesse alla procedura di concordato preventivo in continuità aziendale, hanno stipulato accordi di ristrutturazione del debito o hanno presentato un piano attestato di risanamento. La ratio legis è quella di privilegiare, sebbene in maniera opinatamente circostanziata, la continuità aziendale e favorire processi di turnaround.

La prima ipotesi è normata al co. 1 lett. c) d) e prevede la garanzia diretta del Fondo Centrale di Garanzia sino al 90%, incrementabile sino al 100% con l’intervento di altri Fondi di garanzia, come dei Confidi, dietro concessione di un prestito, con piano di ammortamento fino a 72 mesi, per un importo massimo non superiore alternativamente:

  • al doppio della spesa salariale annua del beneficiario per il 2019 per l’ultimo anno disponibile, compresi gli oneri sociali e il costo del personale;
  • al 25% del fatturato totale del beneficiario nel 2019;
  • al fabbisogno per costi del capitale di esercizio e per costi di investimento nei successivi 18 mesi per le PMI e nei successivi 12 mesi per le imprese con meno di 500 dipendenti.

L’azienda può attestare il fabbisogno mediante apposita autocertificazione.

La finalità è quella di garantire l’erogazione di nuova finanza adeguata alle esigenze e alle peculiarità aziendali, ma soprattutto sostenibile, nei limiti delle effettive capacità di rimborso.

Il co. 1 lett. e) f) prevede, invece, la possibilità per le imprese di consolidare le proprie esposizioni in essere, mediante operazioni di rinegoziazione, purché gli Istituti di Credito eroghino finanza aggiuntiva pari ad almeno il 10% del debito accordato in essere. La garanzia diretta rilasciata dal Fondo Centrale di Garanzia è pari all’80%, che può essere estesa in riassicurazione sino al 90% in presenza anche di altro Fondo di garanzia, come ad esempio dei Confidi. La garanzia viene estesa anche alle sospensioni dei pagamenti delle rate e agli allungamenti delle scadenze dei finanziamenti eventualmente già concessi su iniziativa autonoma delle Banche.

Il Fondo Centrale di Garanzia rilascia la garanzia al 100% per i finanziamenti di pronta liquidità previsti al co. 1 lett. m), a favore del tessuto economico più debole: le PMI e le persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni, danneggiate dal Covid-19, nella misura massima di € 25.000,00, purché l’importo non sia superiore al 25% dei ricavi (da intendersi quale fatturato al netto dell’IVA) dell’ultimo bilancio. È senz’altro la misura più efficace che garantisce immediata e pronta liquidità nel breve termine. La richiesta alla Banca viene formulata con una semplice autodichiarazione e la garanzia viene concessa automaticamente e senza valutazione di merito da parte del Fondo Centrale. Inoltre, il piano di ammortamento, che non può essere superiore a 72 mesi, deve prevedere necessariamente uno stand still iniziale di 24 mesi (l’impresa per i primi 2 anni non deve rimborsare il capitale), con un tasso di interesse molto basso (secondo le stime del MEF, mediamente pari a circa l’1,2%). Il soggetto finanziatore eroga immediatamente, verificando soltanto la sussistenza dei requisiti formali, senza attendere l’esito dell’istruttoria da parte del Fondo. Al momento, è la soluzione finanziaria che sta riscuotendo maggior applicazione concreta.

Per le imprese con meno di 500 dipendenti e un fatturato non superiore a € 3,2 milioni, anch’esse danneggiate dall’emergenza Covid-19, il co. 1 lett. n) prevede la possibilità di ricevere dagli Istituti di Credito nuovi finanziamenti garantiti al 90% dal Fondo Centrale di Garanzia e fino al 100% con controgaranzia di altro Fondo, come dei Confidi, per un importo non superiore al 25% dei ricavi.

Il Fondo Centrale rilascia garanzia anche a favore di operazioni finanziarie già perfezionate ed erogate ma successive al 31 gennaio 2020 (co. 1 lett. p). L’impresa beneficierà sul finanziamento garantito di una riduzione del tasso di interesse.

L’unica operazione a lungo termine, di natura ipotecaria, è prevista al co. 1 lett i), a favore del settore turistico alberghiero, duramente colpito e impattato dall’emergenza sanitaria in corso, in particolare per gli investimenti immobiliari. Trattasi di finanziamenti con un piano di ammortamento di almeno 10 anni e un importo superiore a € 500.000,00. La garanzia del Fondo Centrale può essere cumulata con altre forme di garanzie acquisite sul finanziamento, come ad es. la garanzia reale (ipotecaria).

Il co.1 lett l) e il co. 2 prevedono la possibilità per gli Istituti di Credito di estendere la garanzia del Fondo Centrale anche su specifici portafogli di finanziamento, con o senza piano di ammortamento, erogati a imprese danneggiate dall’emergenza da Covid-19, su specifici settori e filiere.

Infine, anche le operazioni di Microcredito possono beneficiare della garanzia statale e l’importo massimo finanziabile è stato elevato (da € 25.000) a € 40.000,00. Le disposizioni dell’art. 13, ove compatibili, si applicano anche alle garanzie concesse dall’ISMEA in favore delle imprese agricole e della pesca. Per tali finalità sono stati assegnati € 100 milioni per l’anno 2020.

Lo scenario e le prospettive future sono particolarmente incerte. Molto dipenderà dalla durata dell’epidemia. Certamente, gli interventi messi finora in atto dal Governo offrono respiro e ossigeno finanziario.

Tutti gli stakeholders devono essere pronti ad affrontare questa nuova sfida epocale, che vede tutti coinvolti, nessuno escluso, per svolgere con coraggio e diligenza il proprio ruolo, al fine di far fronte a un’emergenza mondiale.

È compito delle imprese, con il supporto dei propri consulenti, insieme agli Istituti di Credito, individuare le migliori soluzioni possibili, attraverso operazioni finanziarie mirate, sia pubbliche che private, capaci di garantire la continuità aziendale, in linea con le esigenze e le peculiarità di settore, senza dimenticare il limite della sostenibilità finanziaria e dell’effettiva capacità di rimborso.

Sarà importante il ruolo degli Istituti di Credito che rappresentano il veicolo per l’iniezione di risorse finanziarie a favore delle imprese.

Pertanto, occorrerà un’attenta pianificazione delle dinamiche finanziarie aziendali, dotandosi di adeguati strumenti e competenze, al fine di garantire il fabbisogno necessario a sostenere la gestione operativa nonché l’effettiva capacità di rimborso prospettica, evitando situazioni di tensione finanziaria tali da non permettere il rimborso degli impegni assunti nei termini previsti[1].

L’adeguata pianificazione finanziaria consentirà di evitare il deterioramento dei ratios patrimoniali e le conseguenze negative in termini di rating, onde garantire anche nel futuro il mantenimento di un adeguato accesso al credito[2].


[1] Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti, Principali interventi per favorire l’accesso al credito contenuti nel Decreto Legge 17 marzo 2020 n.18 c.d. “Cura Italia” e nel Decreto Legge 8 aprile 2020 n. 23 c.d. “Liquidità”, 14/04/2020, https://www.fondazionenazionalecommercialisti.it/node/1441

[2] Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Fondazione Nazionale dei Commercialisti, Documenti di Ricerca, Principali interventi per favorire l’accesso al credito contenuti nel Decreto Legge 17 marzo 2020 n.18 c.d. “Cura Italia” e nel Decreto Legge 8 aprile 2020 n. 23 c.d. “Liquidità”, 14/04/2020, file:///C:/Users/Utente/Downloads/2020_04_14_Misure%20liquidit%C3%A0_RN-b.pdf.