di Davide Vacher, Responsabile Distribuzione Assicurativa di Mansutti S.p.A. e Presidente del Consiglio di Amministrazione di Yolo S.r.l.

In questo periodo particolarmente complesso, proprio quando le aziende si accingono a ripartire, risulta fondamentale ripensare anche all’intero assetto delle coperture assicurative, che devono consentire al management di concentrarsi sul core-business garantendo una piena continuità operativa nel lungo periodo.

Spesso il ruolo delle tutele assicurative viene sottovalutato, ed ai rinnovi spesso si pensa solo a tagliare i costi delle polizze (c’è sempre qualcuno pronto a farti spendere di meno) piuttosto che a rivedere e rivalutare la portata delle garanzie nonché gli assets coperti, che spesso non riflettono l’attuale evoluzione del contesto aziendale.

Ovviamente i costi sono importanti, ma altrettanto rilevanti per l’azienda sono i seguenti fattori: “quali”, “quanto” e “come” i rischi aziendali vengono trasferiti a terzi e da ultimo il costo di tale trasferimento.

Solo con una gestione dell’intero processo effettuata nell’ottica proattiva del risk management, seguendo un approccio responsabile che identifichi correttamente i rischi aziendali e non li riclassifichi utilizzando valutazioni spesso soggettive e basate sul quanto “percepito”, è possibile riportare un efficace equilibrio nei costi di trasferimento complessivo del rischio e proteggere nel tempo le risorse fondamentali per la realizzazione del business, creando un reale valore aggiunto.

E’ proprio partendo da qui che le specifiche competenze del broker assicurativo possono aiutare il management a ridefinire il perimetro dei rischi operativi, finanziari e di compliance che impattano sull’attività, soprattutto adesso che, a causa del lock-down, è sotto scacco il capitale umano  e sono intervenute sotto i nostri occhi alcune sostanziali modifiche dei profili di rischio assicurati (basti pensare alla “disabitazione” delle dimore saltuarie e/o di magazzini e fabbricati prima destinati a depositi/produzione, piuttosto che allo stoccaggio di materie prime, semilavorati e merci o anche di scarti derivanti dalla produzione, temporaneamente depositati presso i locali aziendale che spesso devono essere smaltiti secondo particolari procedure; per non parlare della disruption derivante dall’inoperatività dei cantieri che impatta sui rischi delle varie fasi di esecuzione, manutenzione ed esercizio delle opere in costruzione e quella derivante dall’implementazione -spesso improvvisata- dello smart working avendo dovuto implementare in brevissimo tempo soluzioni tecnologiche avanzate a prova di violazioni informatiche nonché di tutela dei dati riservati secondo quanto previsto dal GDPR).

E’ importante ripensare e gestire correttamente non solo i rischi interni all’azienda ma anche quelli esterni legati alla supply chain (spesso la crisi di un solo anello della catena è tale da comprometterne l’intero funzionamento), alla difficoltà di stringere nuovi accordi commerciali, alla indisponibilità delle necessarie informazioni, di alcune materie prime ed alla volatilità della domanda, alla gestione dei magazzini e della logistica, alla difficoltà di mantenere invariati i prezzi delle proprie offerte commerciali, al peggioramento della qualità di credito/solvibilità dei clienti nonché ai sicuri ritardi nel ricevere ed effettuare i pagamenti, ai costi dei finanziamenti, ad un possibile contenzioso giudiziale per alcune clausole contrattuali di “forza maggiore” per poter rivedere le strategie in corso, i piani di R&S e definire un nuovo modello di business continuity che possa garantire al management, supportato dalle persone designate per eseguire il piano di gestione della eventuali crisi, di poter prendere decisioni rapide e poter fare valutazioni anche di natura strategica quali ad esempio quelle vincenti di alcune aziende, che sono state in grado di  riconvertire l’attività per produrre respiratori e mascherine.

Nessuno può sapere ovviamente cosa succederà, ma preso atto che:

  • secondo i risultati di un’analisi statistico attuariale svolta dall’Ordine degli Attuari, incrociando i dati ufficiali di OMS – Organizzazione Mondiale di sanità e ISS -Istituto Superiore di Sanità se la positiva e costante diminuzione del numero delle persone in terapia intensiva e dei contagi procederà con questo ritmo, che per ora appare abbastanza consolidato, le maggiori criticità sanitarie dovrebbero rientrare, ragionevolmente, entro la fine del mese di maggio, anche se gli effetti collaterali della pandemia dureranno ancora per tempi molto lunghi.
  • pressochè tutti i settori produttivi del Paese ne sono rimasti profondamente colpiti
  • la spinta all’innovazione tecnologica ed alla digitalizzazione hanno subito una forte accelerazione
  • la ripresa in Italia avverrà tra mille difficoltà, a diverse velocità tra i vari settori economici, con scarse e spesso insufficienti risorse finanziarie, nella logica dei protocolli e del “chi prima arriva meglio si accomoda”

si può ragionevolmente immaginare il seguente scenario:

  • saranno vincenti le aziende che riusciranno prima di altre ad adattarsi ad un nuovo modo di fare impresa e rispondere ai bisogni delle persone e del mercato
  • il mercato tenderà a privilegiare soluzioni innovative, anche legate all’intelligenza artificiale ed in grado di rispondere con efficienza e velocità ad un nuovo tipo di domanda
  • i manager dovranno saper rielaborare sempre meglio gli “analytics”, per approfondire la conoscenza delle esigenze dei clienti per consentire di prendere decisioni rapide e sviluppare soluzioni innovative, sempre più “tailor-made” ed in grado di portare benefici in termini di riduzione dei costi aziendali, di una migliore “consumer experience” e di maggiore trasparenza (anche nel mercato assicurativo)
  • crescerà la necessità di trovare coperture flessibili e sicure nell’ambito del credito commerciale, del “surety”, della business interruption (anche slegata dalla garanzia per i danni materiali e diretti ai beni), dei rischi catastrofali, delle spese sanitarie anche correlate a nuove pandemie, della perdita di impiego (anche slegata dalle garanzie legate a mutui e finanziamenti), della logistica e della mobilità in generale
  • il mercato assicurativo, anche e soprattutto attraverso soluzioni insurtech e di tipo parametrico, potrà finalmente tornare a svolgere il suo ruolo storico e centrale di riequilibrio sociale di un mercato sempre più competitivo;  garantendo stabilità e continuità alle imprese che operano quotidianamente, spesso senza nemmeno rendersene conto, sopportando una elevata esposizione a rischi reputazionali, informatici, ambientali, di credito, di esportazione, di responsabilità e di compliance ed offrendo, a partire dalle PMI,  soluzioni di rischio sostenibili, know-how, servizi e consulenza anche, ad esempio, nella transizione energetica o su come migliorare le condizioni di lavoro dei propri dipendenti attraverso un elevato livello di protezione e assistenza complementare.