di Armando Paradiso, Avvocato penalista in Milano

La Società X commercializza ed in parte produce componenti industriali, acquista da anni specifiche componenti da un’altra società (di seguito denominata Y) al fine di commercializzarle in determinati mercati.

Tra le Società X ed Y è in essere un accordo per la commercializzazione di tali prodotti. Qualche mese fa X ha acquistato le componenti di cui sopra anziché da Y, da un produttore terzo ed ha illecitamente riprodotto il marchio della società Y (che gode di particolare rinomanza sul mercato) sulle componenti poi commercializzate.

Una delle aziende che ha acquistato tali prodotti da X ha notato alcune differenze sotto il profilo tecnico rispetto ad acquisti effettuati in passato ed ha contattato direttamente la produttrice Y che, dopo una verifica, è così venuta a conoscenza dell’illecita riproduzione del proprio marchio sulle componenti commercializzate (a sua insaputa ed in violazione dell’accordo) da X.

In occasione della medesima verifica è poi emerso che alcune di queste componenti riproducevano al loro interno un particolare meccanismo protetto altresì da brevetto internazionale.

La fattispecie sopra delineata è suscettibile di integrare la perpetrazione del reato di contraffazione cui all’art. 473 c.p. sotto un duplice profilo.

Infatti il legale rappresentante dell’Azienda X potrebbe essere chiamato a rispondere del reato di:

a) contraffazione di marchio ex art. 473 comma 1 c.p. (“Chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi nazionali o esteri, di prodotti industriali… è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000”) per aver direttamente contraffatto un marchio altrui;

b) contraffazione brevettuale ex art. 473 comma 2 c.p. (“Soggiace alla pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 3.500 ad euro 35.000 chiunque contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorsi nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati) qualora risulti che le componenti acquistate e poi commercializzate riproducano illecitamente un meccanismo o un’invenzione tutelati da brevetto di titolarità di Y.

Negli ultimi anni (più precisamente dall’emanazione della L. 99/09 che ha introdotto nel nostro ordinamento l’art. 517ter c.p.) la giurisprudenza (principalmente di legittimità) ha sovente ricondotto le violazioni brevettuali sotto la fattispecie dell’art. 517ter c.p., (Salva l’applicazione degli articoli 473 e 474 chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, fabbrica o adopera industrialmente oggetti o altri beni realizzati usurpando un titolo di proprietà industriale o in violazione dello stesso è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000”). Solitamente il criterio adottato dalla giurisprudenza per decidere se optare per il reato di cui all’art. 473 comma 2 c.p. piuttosto che per quello punito dall’art. 517ter c.p. si fonda sul bene giuridico rispettivamente tutelato da tali norme. Più nel dettaglio, il bene giuridico della fede pubblica è tutelato dall’art. 473 c.p., quello della correttezza commerciale è invece tutelato dall’art. 517ter c.p.

Ad ogni modo, al di là della qualificazione giuridica che la giurisprudenza potrebbe dare al fatto in oggetto (art. 473 comma 2 c.p. o art. 517ter c.p.), quello che preme evidenziare è che negli ultimi anni stiamo sempre più riscontrando un maggiore interesse delle Procure per vicende di diritto industriale che fino a qualche anno fa erano “quasi di diritto” ritenute di competenza delle sezioni specializzate dei Tribunali civili.

Da ultimo giova comunque segnalare che la Società X potrebbe – in quanto persona giuridica – essere chiamata a rispondere dei fatti di reato sopra esposti in quanto commessi nel proprio interesse o vantaggio ai sensi del D.Lgs. 231/01. Ciò in ragione del fatto che tanto l’art. 473 c.p. quanto l’art. 517ter c.p. rientrano nel novero dei delitti contemplati nella Sezione Terza dell’anzidetto Decreto.